Milioni di persone, in tutto il mondo, soffrono di acufeni che, per definizione, sono noti anche come “tinniti“, e consistono in disturbi a carico delle orecchie, che si manifestano con una percezione sonora per lo più a tonalità acuta (simile a un fischio, a un ronzio o a uno scampanellio) anche in assenza di rumori esterni. Tra le persone che soffrono di questa patologia, non tutte, per fortuna, hanno la necessità di ricorrere ad un aiuto professionale particolarmente approfondito. In effetti, si stima che generalmente la maggior parte delle persone nota la forte presenza dell’acufene solo per i primi 6 – 12 mesi, poi, pur non scomparendo del tutto, questo suono non reca più un fastidio eccessivo, in quanto ci si abitua ad esso o si cerca di dimenticarsene, sottovalutandone l’effetto negativo che ha sulla vita quotidiana di ciascuno. Fatta questa premessa, va evidenziato che esiste, invece, una fascia piuttosto ampia della popolazione che soffre di acufene al punto tale da dover richiedere aiuto a specialisti del settore.
Gli acufeni, noti anche come “fischi alle orecchie”, sono infatti una condizione comune che causa la percezione di suoni interni nelle orecchie o nella testa, ogni volta che vi è assenza di fonti esterne di suono. Questo problema può manifestarsi in molte forme diverse, tra cui fischi, ronzii, sibili, fruscii o clic.
La percezione degli acufeni può essere altamente fastidiosa e interferire con la capacità di concentrarsi, di dormire o di comunicare con gli altri, causando stress e irritabilità, nonché, negli casi più gravi, ansia e depressione, soprattutto se il rumore è molto intenso o persistente.
Risulta quindi necessario misurare gli acufeni.
Ad oggi, circa il 15% della popolazione mondiale soffre di acufene. Molte di queste dichiarano di percepire un tinnito di breve durata e che scompare da solo, mentre chi soffre di questo disturbo con un’intensità più elevata lo descrive come un fastidio costante e variabile, che cambia in base al rumore, alle condizioni di stress, alla stanchezza e così via. Infatti, anche se le cause che più di frequente comportano la comparsa di questo rumore sono legate a problemi dell’udito, anche lavorare in ambienti rumorosi, assumere determinati farmaci e condurre una vita sregolata tra fumo e alcol può portare alla sua comparsa.
Inoltre, gli studi dimostrano che solo una media di circa il 10-20% di chi ne soffre si rivolge a degli specialisti dell’udito per trattarlo. Inoltre, ben l’80% dei pazienti con acufene che vengono sottoposti ai test audiometrici dimostrano di presentare dei deficit uditivi, prima causa di comparsa di questo disturbo.
In più, spesso gli uomini sono più inclini a soffrire di acufene, rispetto alle donne, come anche gli anziani, in quanto l’incidenza del tinnito aumenta con il crescere dell’età.
Anche i bambini possono soffrire di acufene, sebbene venga segnalato con meno frequenza rispetto agli adulti. Questo probabilmente si spiega in quanto il bambino potrebbe considerare normale il rumore che sente a livello dell’orecchio, specialmente se lo percepisce già da molto tempo. Inoltre, è possibile che il bambino semplicemente non ne parli.
Alcuni pensano che la parola tinnito equivalga a “fischio nell’orecchio”. In realtà, però, il fischio è soltanto una delle numerose forme che vengono percepite. Ci sono molti altri tipi di suoni, tra questi: i sibili, il rumore statico, quello simile al frinire di un grillo, gli stridii, le sirene, i rombi, i ruggiti, i suoni pulsanti, quelli simili alle onde dell’oceano, i ronzii, i ticchettii o ancora i toni simili a quelli del telefono.
• Riposo notturno
• Difficoltà di concentrazione
• Problemi nel concentrarsi sul dialogo
• Ansia
• Disperazione, frustrazione, depressione
• Irritabilità, fastidio
• Stress
Le cause associate al tinnito sono centinaia. Per la maggior parte sono associate all’ipoacusia. A seconda della loro localizzazione anatomica, possiamo suddividere le cause del tinnito in:
Patologie dell’orecchio medio ed esterno:
• Colesteatoma
• Mastoidite
• Otosclerosi
• Otite media
• Cerume
• Allergie
• Mioclono palatale
• Traumi alla testa o nell’orecchio
• Tromba d’Eustachio papulosa
• Tumore giugulare glomico
Patologie dell’orecchio interno:
• Presbiacusia
• Trauma acustico
• Esposizione al rumore
• Sindrome di Ménière (idrope endolinfatica)
• Labirintite
• Disturbi di tipo ereditario dell’orecchio interno
• Neuroma acustico
• Traumi alla testa o nell’orecchio
• Ototossicità
• Meningite
• Fistola perilinfatica
• Malattie autoimmuni dell’orecchio interno
• Schwannoma vestibolare (neuroma acustico)
• Ipoacusia improvvisa
Patologie correlate non a carattere uditivo:
• Disturbi vascolari
• Malattie cardiovascolari, ipertensione
• Malattie del sangue, anemia
• Sclerosi multipla
• Disturbi renali, sindrome di Alport, trapianti del rene
• Malattia di Lyme
• Carenza di zinco
• Insufficienze circolatorie
• Ipotiroidismo, disturbi ipertiroidei
• Colestorolo alto
• Iperlipidemia
• Ipoacusia improvvisa
• Ipoacusia monolaterale
• Acufene pulsatile
• Acufene accompagnato da giramenti di testa o vertigini
• Acufene con ipoacusia trasmissiva precedentemente non diagnosticata
• Depressione, ansia o stress estremo e incontrollato.
Riguardo al modo in cui si genera l’acufene sono state formulate numerose teorie. Una cosa è certa: indipendentemente dalla causa originaria, l’acufene viene percepito ed elaborato dal cervello. Ne abbiamo certezza, in quanto, quando un chirurgo recide il nervo acustico (interrompendo così il collegamento tra coclea e cervello), la persona, pur rimanendo completamente sorda, continua comunque a percepire l’acufene.
Il fatto che la maggior parte dei pazienti con acufeni presenti anche dei deficit uditivi ha portato a considerare la percezione dell’acufene correlata all’ipoacusia. Si ritiene che il sistema nervoso centrale reagisca alla mancanza di stimolazione neurale dell’orecchio aumentando il proprio livello di “attenzione” nei confronti dei segnali uditivi che lo raggiungono e, di fatto, aumentando la sua consapevolezza verso i suoni derivanti dall’attività neurale anomala del sistema. I neuroni del cervello, infatti, responsabili dell’elaborazione del suono nella coclea, sono ancora intatti e funzionanti. Tuttavia, dal momento che sono deprivati di stimoli e che non ricevono più i segnali, proprio a causa del deficit uditivo, cercano di compensare la mancanza di stimoli acustici. Questo spiega perché gli apparecchi acustici, offrendo un’amplificazione adeguata alla regione dell’ipoacusia, si rivelino di così grande aiuto.
Come possiamo classificare l’acufene?
L’acufene, in genere, si classifica come soggettivo quando è percepito soltanto dalla persona che ne soffre, oppure come oggettivo nel caso sia misurabile, solitamente con l’ausilio di uno stetoscopio.
Il tinnito di tipo soggettivo si riscontra nel 95% dei casi e non può essere rilevato tramite misurazioni esterne. In pratica, soltanto chi ne soffre può percepirlo.
Il tinnito di tipo oggettivo è invece alquanto raro e riguarda meno del 5% dei casi. Le sue cause sono per lo più di natura vascolare o muscolare. Il tinnito oggettivo si presenta spesso come un suono pulsante oppure come un “click”.
Da chi è formato il Team per la gestione dell’acufene?
Per alcuni pazienti acufenici le esigenze sono tali da non poter essere soddisfatte soltanto grazie all’intervento dell’Audioprotesista. In questi casi è necessario ricorrere ad una squadra di esperti, o ad alcuni di essi. Certamente, è importante che l’Audioprotesista, esperto nella gestione dell’acufene, possa consultarsi anche con gli specialisti delle seguenti discipline, in modo da poter far loro riferimento in caso di necessità:
• Audiologo, specialista otorino
• Psicologo (consigliato per i pazienti con un livello di ansia e di depressione molto elevato, che esula dalle proprie competenze, e quando ritiene opportuno fornire un supporto adeguato tramite la terapia cognitivo-comportamentale evoluta)
• Psichiatra (in caso sia necessario dare un sostegno farmacologico contro l’ansia o la depressione)
• Otorinolaringoiatra (per diagnosticare e gestire i disturbi dell’orecchio trattabili da un punto di vista
medico o chirurgico)
• Medico (per stilare piani di trattamento da coordinare con il medico di famiglia del paziente)
• Neurologo (per diagnosticare e gestire eventuali disturbi neurologici, trattabili sotto il profilo clinico o
chirurgico)
Terapie per l’acufene
La maggior parte delle persone che soffrono di acufene attraversa un naturale processo di adattamento. Lo possiamo immaginare come percorso che porta ad “ignorare” un determinato stimolo (o a farci l’abitudine) fino al punto di non notarlo più. L’abitudine è un processo naturale che tutti noi, senza rendercene conto, sperimentiamo migliaia di volte al giorno.
Ecco alcuni esempi di cose alle quali siamo abituati:
• Non siamo coscienti di indossare gli anelli.
• Non siamo consapevoli della sensazione tattile dei tessuti sul nostro corpo.
• Non sentiamo, in genere, il ronzio costante del frigorifero.
Per poter raggiungere questo livello di abitudine, la maggior parte delle terapie acufeniche utilizza la stimolazione acustica accompagnata dal counselling. Tuttavia, sebbene ciascuna di queste strategie abbia dei meriti, la quasi totalità non riesce a risolvere tutte le componenti più importanti che esacerbano lo stress nel paziente acufenico, vale a dire gli aspetti uditivi, psicologici (come la capacità di attenzione) e quelli emotivi (incluso le strategie di rilassamento).
Stimolazione acustica
La stimolazione acustica (arricchimento sonoro) può favorire l’abitudine aumentando l’attività neuronale e diminuendo il contrasto (tra il silenzio e l’acufene), così da rendere il tinnito più difficile da identificare. In questo modo si riduce al minimo la possibilità che l’apparato uditivo centrale aumenti la sua sensibilità (guadagno) nel tentativo di rilevare la stimolazione uditiva “mancante”.
Si può utilizzare la stimolazione acustica per uno di questi tre scopi:
• Mascheramento
• Ascolto attivo (distrazione)
• Ascolto passivo (abitudine)
Il mascheramento si riferisce al tentativo di “coprire” la percezione dell’acufene con un altro suono, generato esternamente. La maggior parte dei pazienti acufenici riferisce che, quando si trova in ambienti rumorosi, come, ad esempio un centro commerciale, oppure quando ascolta musica a forte volume o quando è sotto la doccia non è cosciente del proprio acufene. In effetti, per molti, il tinnito è più evidente e fastidioso quando si trovano in condizioni di quiete, vale a dire proprio in quelle situazioni in cui il contrasto tra silenzio ambientale e acufene è maggiore. Il mascheramento può essere totale oppure parziale. Gli stimoli sonori che possono essere impiegati a scopo di mascheramento sono molti.
L’ascolto attivo si riferisce al processo in cui la persona si sottopone ad uno stimolo acustico. Questo avviene, ad esempio, quando si ascolta la radio o la musica. Questo tipo di ascolto è spesso utile per distrarsi.
L’ascolto passivo, invece, si riferisce ad un processo simile, che però non è deciso volontariamente. Immaginiamo ad esempio una persona che cammini in un centro commerciale: ascolta la musica di sottofondo, è vero, ma il più delle volte non ne è cosciente.
Mascheratori acufenici:
Alcune persone affette da acufene utilizzano dispositivi indossabili che emettono un rumore a banda larga, oppure a banda stretta centrato in prossimità del timbro percepito del proprio acufene. Il vantaggio dei mascheratori con rumore a banda stretta, invece, è quello di non dover essere ascoltati ad un livello di intensità così elevato per ottenere il mascheramento. La maggior parte di questi dispositivi possiede un controllo del volume che si può regolare per ottenere un mascheramento completo o parziale.
Molti suoni che ci circondano, in casa, possono essere utili a mascherare in modo parziale o totale l’acufene:
• Ventilatore elettrico
• Riproduttore di musica Mp3
• Impianto stereo
• Televisore
• Radio, incluso il ronzio dell’apparecchio quando cerca le stazioni
• Generatori di arricchimento sonoro con suoni rilassanti come quello dell’acqua, della natura.
Gli apparecchi acustici, se applicati in modo adeguato, possono essere efficaci in oltre il 60% dei casi per diminuire la percezione dell’acufene.
Ecco perché:
• Possono mascherare, in tutto o in parte, l’acufene.
• Riducono il contrasto tra l’acufene ed il silenzio.
• Modificano la produzione a livello periferico.
• Generano una maggiore attività neurale, in modo che il cervello non debba più compensare l’attenuazione periferica.
• Creano uno schema neurale più strutturato.
• Riducono l’affaticamento e lo stress, permettendo di preservare più energia da dedicare alla lotta contro l’acufene.
• Migliorano la capacità comunicativa, riducendo l’affaticamento dell’ascolto – favoriscono la diminuzione dello stress e l’impatto del tinnito.
• Possono facilitare l’adattamento.
Si definiscono dispositivi integrati gli apparecchi acustici in grado di offrire sia l’amplificazione che un generatore sonoro che produce rumore o altri stimoli acustici appropriati.